Fondazione Massimo Osti Italiano/EN

Frase breve di intro allla sezione
UNA DUE RIGHE MAX

About

Fondazione Massimo Osti Italiano/EN
Fondazione Massimo Osti Italiano/EN

Mission


Massimo Osti è approdato nel mondo della moda come graphic designer, non come stilista tradizionale. I suoi strumenti di lavoro principali erano un piccolo taccuino nero, su cui annotava ogni idea, e una fotocopiatrice, utilizzata per copiare, tagliare e incollare pezzi di capi d’abbigliamento l’uno sull’altro. È così che prendevano forma tutte le sue creazioni e visioni.
 
Animato da un instancabile desiderio di innovazione, Osti ha rivoluzionato l’industria tessile sperimentando la tintura in capo, creando nuovi materiali e fondendo elementi tipici dell’abbigliamento militare, del workwear e dello sportswear. Ridefinì questi capi, slegandoli dalla loro funzione originaria per esplorare una nuova estetica e un nuovo concetto di bellezza.
 
‘Innovazione, ricerca e sperimentazione sono i denominatori comuni del lavoro di Massimo Osti, designer che, alla fine degli anni ‘70, ha cambiato le regole della moda percorrendo strade sconosciute nell’allora classico mondo del tessuto, inventandosi miscele avveniristiche e scoprendo per primo i materiali di “oggi”. La moda non è stata più la stessa dopo di lui e tutti indossiamo abiti che hanno in sé qualcosa che lui aveva già pensato’.
 
-Franca Sozzani

Fondazione Massimo Osti Italiano/EN
Fondazione Massimo Osti Italiano/EN

Gorvenance


Massimo Osti è approdato nel mondo della moda come graphic designer, non come stilista tradizionale. I suoi strumenti di lavoro principali erano un piccolo taccuino nero, su cui annotava ogni idea, e una fotocopiatrice, utilizzata per copiare, tagliare e incollare pezzi di capi d’abbigliamento l’uno sull’altro. È così che prendevano forma tutte le sue creazioni e visioni.
 
Animato da un instancabile desiderio di innovazione, Osti ha rivoluzionato l’industria tessile sperimentando la tintura in capo, creando nuovi materiali e fondendo elementi tipici dell’abbigliamento militare, del workwear e dello sportswear. Ridefinì questi capi, slegandoli dalla loro funzione originaria per esplorare una nuova estetica e un nuovo concetto di bellezza.
 
‘Innovazione, ricerca e sperimentazione sono i denominatori comuni del lavoro di Massimo Osti, designer che, alla fine degli anni ‘70, ha cambiato le regole della moda percorrendo strade sconosciute nell’allora classico mondo del tessuto, inventandosi miscele avveniristiche e scoprendo per primo i materiali di “oggi”. La moda non è stata più la stessa dopo di lui e tutti indossiamo abiti che hanno in sé qualcosa che lui aveva già pensato’.
 
-Franca Sozzani




Massimo Osti è approdato nel mondo della moda come graphic designer, non come stilista tradizionale. I suoi strumenti di lavoro principali erano un piccolo taccuino nero, su cui annotava ogni idea, e una fotocopiatrice, utilizzata per copiare, tagliare e incollare pezzi di capi d’abbigliamento l’uno sull’altro. È così che prendevano forma tutte le sue creazioni e visioni.
 
Animato da un instancabile desiderio di innovazione, Osti ha rivoluzionato l’industria tessile sperimentando la tintura in capo, creando nuovi materiali e fondendo elementi tipici dell’abbigliamento militare, del workwear e dello sportswear. Ridefinì questi capi, slegandoli dalla loro funzione originaria per esplorare una nuova estetica e un nuovo concetto di bellezza.
 
‘Innovazione, ricerca e sperimentazione sono i denominatori comuni del lavoro di Massimo Osti, designer che, alla fine degli anni ‘70, ha cambiato le regole della moda percorrendo strade sconosciute nell’allora classico mondo del tessuto, inventandosi miscele avveniristiche e scoprendo per primo i materiali di “oggi”. La moda non è stata più la stessa dopo di lui e tutti indossiamo abiti che hanno in sé qualcosa che lui aveva già pensato’.

Fondazione Massimo Osti Italiano/EN
Fondazione Massimo Osti Italiano/EN

Partners


Massimo Osti è approdato nel mondo della moda come graphic designer, non come stilista tradizionale. I suoi strumenti di lavoro principali erano un piccolo taccuino nero, su cui annotava ogni idea, e una fotocopiatrice, utilizzata per copiare, tagliare e incollare pezzi di capi d’abbigliamento l’uno sull’altro. È così che prendevano forma tutte le sue creazioni e visioni.
 
Animato da un instancabile desiderio di innovazione, Osti ha rivoluzionato l’industria tessile sperimentando la tintura in capo, creando nuovi materiali e fondendo elementi tipici dell’abbigliamento militare, del workwear e dello sportswear. Ridefinì questi capi, slegandoli dalla loro funzione originaria per esplorare una nuova estetica e un nuovo concetto di bellezza.
 
‘Innovazione, ricerca e sperimentazione sono i denominatori comuni del lavoro di Massimo Osti, designer che, alla fine degli anni ‘70, ha cambiato le regole della moda percorrendo strade sconosciute nell’allora classico mondo del tessuto, inventandosi miscele avveniristiche e scoprendo per primo i materiali di “oggi”. La moda non è stata più la stessa dopo di lui e tutti indossiamo abiti che hanno in sé qualcosa che lui aveva già pensato’.
 
-Franca Sozzani

Fondazione Massimo Osti Italiano/EN
Fondazione Massimo Osti Italiano/EN

How to join


Massimo Osti è approdato nel mondo della moda come graphic designer, non come stilista tradizionale. I suoi strumenti di lavoro principali erano un piccolo taccuino nero, su cui annotava ogni idea, e una fotocopiatrice, utilizzata per copiare, tagliare e incollare pezzi di capi d’abbigliamento l’uno sull’altro. È così che prendevano forma tutte le sue creazioni e visioni.
 
Animato da un instancabile desiderio di innovazione, Osti ha rivoluzionato l’industria tessile sperimentando la tintura in capo, creando nuovi materiali e fondendo elementi tipici dell’abbigliamento militare, del workwear e dello sportswear. Ridefinì questi capi, slegandoli dalla loro funzione originaria per esplorare una nuova estetica e un nuovo concetto di bellezza.
 
‘Innovazione, ricerca e sperimentazione sono i denominatori comuni del lavoro di Massimo Osti, designer che, alla fine degli anni ‘70, ha cambiato le regole della moda percorrendo strade sconosciute nell’allora classico mondo del tessuto, inventandosi miscele avveniristiche e scoprendo per primo i materiali di “oggi”. La moda non è stata più la stessa dopo di lui e tutti indossiamo abiti che hanno in sé qualcosa che lui aveva già pensato’.
 
-Franca Sozzani

Fondazione Massimo Osti Italiano/EN
Fondazione Massimo Osti Italiano/EN

Press Coverage


Massimo Osti è approdato nel mondo della moda come graphic designer, non come stilista tradizionale. I suoi strumenti di lavoro principali erano un piccolo taccuino nero, su cui annotava ogni idea, e una fotocopiatrice, utilizzata per copiare, tagliare e incollare pezzi di capi d’abbigliamento l’uno sull’altro. È così che prendevano forma tutte le sue creazioni e visioni.
 
Animato da un instancabile desiderio di innovazione, Osti ha rivoluzionato l’industria tessile sperimentando la tintura in capo, creando nuovi materiali e fondendo elementi tipici dell’abbigliamento militare, del workwear e dello sportswear. Ridefinì questi capi, slegandoli dalla loro funzione originaria per esplorare una nuova estetica e un nuovo concetto di bellezza.
 
‘Innovazione, ricerca e sperimentazione sono i denominatori comuni del lavoro di Massimo Osti, designer che, alla fine degli anni ‘70, ha cambiato le regole della moda percorrendo strade sconosciute nell’allora classico mondo del tessuto, inventandosi miscele avveniristiche e scoprendo per primo i materiali di “oggi”. La moda non è stata più la stessa dopo di lui e tutti indossiamo abiti che hanno in sé qualcosa che lui aveva già pensato’.
 
-Franca Sozzani

Fondazione Massimo Osti Italiano/EN